Red Chestnut nel DSM-IV

Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders

Fiore Red Chestnut nel DSM-IV. Questo fiore non riesce a uscire dal pensiero simbiotico, mantiene la visione di legame dell’infanzia. Non concepisce infatti l’autonomia.

Altri disturbi dell’infanzia, della fanciullezza o dell’adolescenza
(Fiore Red Chestnut nel DSM-IV)

F93.0 Disturbo d’ansia di separazione [309.21] – difficoltà a rompere legami simbiotici, specie quello con la madre – incubi in cui la famiglia viene distrutta e si resta abbandonati – sensazione di pericolo per i familiari durante le separazioni, con bisogno continuo di sapere come stanno.

Schizofrenia e altri disturbi psicotici
(Fiore Red Chestnut nel DSM-IV)

Sottotipi della schizofrenia
F24 disturbo psicotico condiviso (folie à deux) [297.3] – per tentare di rompere la simbiosi psichica.

Disturbi d’Ansia
(Fiore Red Chestnut nel DSM-IV)

F43.0 Disturbo acuto da stress [308.3] – F43.1 Disturbo post traumatico da stress [309.81] – memoria persistente dell’evento traumatico.

Disturbi Sessuali e dell’Identità in Genere
(Fiore Red Chestnut nel DSM-IV)

Parafilie
F65.5 Masochismo Sessuale [302.83] – fantasie masochistiche che non vengono agite.

Disturbi dell’identità in genere
F64.2 Disturbo d’identità in genere in bambini [302.6] – F64.0 Disturbo d’identità in genere in adolescenti o adulti [302.85] – F64.9 Disturbo dell’Identità di genere non altrimenti specificato [302.6] – F52.9 Disturbo Sessuale non altrimenti Specificato [302.9] – difficoltà a stabilire la propria identità per eccesso di suggestionabilità (Disturbo d’identità in genere, in bambini, adolescenti o adulti).

Il DSM-IV

DSM è la sigla, inglese, del Diagnostic and Statistical Manual of mental disorders, il manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.
In questo manuale la classificazione delle malattie mentali si basa sulla sintomatologia, prescindendo da caratteristiche personali del paziente. Non si tiene però nemmeno conto delle teorie e delle scuole psichiatriche esistenti, si raggruppano solo i sintomi con criteri statistici, in base alla loro frequenza nelle patologie. È quindi soprattutto un ottimo testo di consultazione veloce, estremamente utile per la comunicazione tra professionisti.

La prima edizione di questo manuale, il DSM-I, uscì nel 1952, a cura dell’American Psychiatric Association (APA), con poco più di 100 voci. Seguì poi l’edizione del 1968 (DSM-II), quella del 1980 (DSM-III), per arrivare, nel 1994 al DSM-IV. Questa edizione (nella revisione del 2000) ci mostra oggi il grande sviluppo che ha avuto questo testo in ambito psichiatrico, presentandoci la descrizione di più di 350 patologie.

La classificazione dei disturbi è di tipo categoriale, i disturbi sono presentati in classi, con insiemi di criteri descrittivi. Disturbi e malattie sono classificati secondo la somiglianza con i prototipi delle categorie, con un numero prefisso di criteri. Per la diagnosi non è richiesto che questi criteri siano tutti presenti, ma ogni categoria ne ha un numero prefissato.

Sappiamo che non esistono netti confini tra i disturbi mentali, l’intelligenza del DSM-IV è anche quella di non proporsi alla classe psichiatrica in modo rigido, ma soprattutto come un grande affresco che renda possibile orientarsi tra i vari disturbi del paziente a suo vantaggio.

Il DSM-IV divide i disturbi mentali in 5 assi:
Asse 1 – Disturbi clinici; possibili condizioni oggetto di attenzione; patologie temporanee non strutturali; disturbi imputabili a patologie extracerebrali.
Asse 2 – Disturbi di personalità e ritardo mentale, stabili, strutturali.
Asse 3 – Malattie generali e disordini fisici.
Asse 4 – Problemi psicosociali e ambientali che possono determinare o aggravare il disordine psichico.
Asse 5 – Valutazione generale del funzionamento psichico del paziente.