Scuola di botanica 2
Cenni storici

botanica 2 - cenni di storia

La storia della botanica è essenzialmente storia della botanica farmaceutica. Fin dall’inizio della loro esistenza infatti, gli esseri umani si sono rivolti al mondo vegetale per trarne alimenti, mezzi di protezione dalle intemperie e mezzi di difesa, ma anche, e soprattutto, per cercare rimedi che potessero curare malattie e ferite.

I primi accenni alle piante officinali compaiono nei più antichi testi sacri, poiché a quei tempi i sapienti erano in genere i sacerdoti, gli stregoni, gli sciamani, e la medicina era strettamente legata alla sfera del sacro. Troviamo testimonianze dell’impiego di erbe a scopo medicinale nel Pent-Sao (Cina), nei Vedas (India), nel papiro di Ebers (Egitto), opere che risalgano a 1000 o 2000 anni prima di Cristo.

Per quanto riguarda invece la nostra civiltà, che prende le orme dall’antica Grecia, fu Ippocrate, nel 460 a C., il padre della medicina, che fissò per i primo i criteri più importanti dell’impiego delle erbe. Fu anche il primo, nella storia della farmacopea occidentale, che descrisse non solo le proprietà medicinali di oltre 200 piante, ma che indicò anche il modo di raccoglierle e di conservarle per non perdere le loro proprietà.

Possiamo però parlare di un vero e proprio studio della botanica solo verso il 300 a C., con Teofrasto, allievo di Aristotile, che scrisse ben due trattati sulle piante officinali, descrivendo le erbe e le radici che venivano impiegate come medicamenti. Nelle sue opere, per quanto abbozzati, troviamo i primi concetti di anatomia e di fisiologia vegetale, e già un inizio di botanica sistemica con una prima distinzione tra alberi, arbusti ed erbe.

Gli Etruschi sembra che conoscessero e impiegassero le piante medicinali, mentre i Romani per lungo tempo pare si siano soprattutto limitati ad utilizzare quelle importate dalla Grecia e dall’Oriente, senza apportare particolari sviluppi a quest’arte sanitaria. Un vero e proprio trattato sulle officinali appare infatti soltanto nel 50 d.C. con Plinio e Dioscoride. La “Storia Naturale”, l’opera di Plinio, fu apprezzata e tramandata per secoli, quella di Dioscoride resta comunque degna di nota poiché descrive anche specie alimentari e raccomanda principi di vera e propria dietetica terapeutica.

Uno dei nomi più importanti nella storia della botanica officinale è poi quello di Galeno, operante a Roma ma proveniente da Pergamo, nell’Asia Minore. Galeno ci ha lasciato circa 400 opere in cui ha descritto le proprietà curative delle piante, il loro modo di preparazione e i rimedi adatti a ciascuna parte del corpo, anche se non ha aggiunto nuove piante alla farmacopea già esistente. Ha inoltre insegnato nella sua scuola l’importanza della sperimentazione, tentando di individuarne anche i principi.

Nel Medioevo l’arte sanitaria è portata avanti soprattutto dagli arabi, penetrati in Spagna. Saranno loro a scrivere la prima enciclopedia delle piante, con la classificazione delle droghe, e il primo dizionario botanico con i nomi delle piante in varie lingue. Nella civiltà cristiana l’arte sanitaria restava invece quasi relegata nei monasteri, specie benedettini, dove spicca la figura di Santa Ildegarda, autrice di un’imponente opera sulle piante officinali.

I primi orti botanici di piante officinali a scopo didattico iniziano a sorgere soltanto nel nel XV secolo, quando nascono anche i primi erbari di piante essiccate. Si tratta però soprattutto di studi condotti da medici, e non di veri e propri studi botanici. Venivano infatti studiate e catalogate quasi unicamente le piante di impiego medicinale.

Una svolta nello studio della botanica è dovuta alla scoperta dell’America e ai primi viaggi nei paesi esotici. Si conoscono infatti numerose nuove droghe e nuove piante, e diviene necessaria una loro suddivisione per poterle studiare. Si inizia quindi in quest’epoca a dividere le piante secondo la loro morfologia e la loro biologia, gettando così le prime basi della botanica sistematica vera e propria.

Nel 1700 appare finalmente Linneo, che fa della botanica una vera scienza a sé, togliendola dalla sua posizione di mera ausiliare della medicina.

Linneo divide il mondo vegetale in due grandi capostipiti, le fanerogame, piante con i fiori, e le crittogame, piante prive di fiori. Divide poi le fanerogame in 24 classi, determinate dai caratteri sessuali di fiori.

Per quanto sia stato aggiunto molto altro nello studio della botanica, e le piante siano state divise secondi criteri dovuti alle scoperte più recenti, l’opera di Linneo non è considerata del tutto superata, e i suoi studi sulle fanerogame sono ancora per la maggior parte validi.

termini botanici AM – NZ