Patologie Autoimmuni e Fiori di Bach

3938

Le Patologie Autoimmuni e i Fiori di Bach in Floriterapia

Le patologie autoimmuni sono strettamente legate all’organizzazione del sé. Da un punto di vista psicosomatico, nell’ipoattività del sistema immunitario possiamo supporre una tendenza psicologica alla non-espressione del sé, di un sé già abbastanza identificato, a cui si rinuncia per varie motivazioni (esempi: paura di non farcela; paura di creare tensioni o problemi agli altri) andando coscientemente contro i propri bisogni e desideri.
Troviamo qui anche stress non risolti: lutti, trasferimenti, vessazioni subite – a cui non si è risposto come si avrebbe avuto bisogno.
L’io risulta alla fine demotivato, insorge la risposta depressiva (come, per esempio, in Wild Rose).

L’iperattività del sistema immunitario sembra invece denunciare uno stato di paura essenziale, una difficoltà a dare il giusto contorno all’aggressore, da cui ci si difende per lo più in modo compulsivo e disordinato. Troviamo spesso nelle persone asmatiche stati di paura non ben definibili (vedi, per esempio, Aspen).

Nelle patologie autoimmuni il quadro psicologico sembra invece alquanto più complesso.

Le patologie autoimmuni
Nelle patologie autoimmuni il sistema immunitario appare mal diretto. Troveremo sicuramente anche qui alterazioni molecolari nelle normali vie di comunicazione tra le cellule dello stesso sistema, ma la tematica sembra portarci ancor più direttamente nella sfera che riguarda il mentale: addirittura nel problema del riconoscimento del sé.
Qui il sistema immunitario ha perso infatti la memoria di cosa è il sé; non sa riconoscere cosa appartiene al proprio organismo e cosa ne è invece esterno: questo succede quando non è stato possibile stabilire e affermare la propria, peculiare, identità (come spesso, per esempio, in Clematis).

Nelle disfunzioni autoimmunitarie viene a cadere
la distinzione tra il sé e il non-sé
.

I meccanismi che sottostanno al riconoscimento del sé a livello molecolare, possono reagire a molte cause, anche a eventi non psicologici che alterino l’immagine corporea quali l’invecchiamento, le intossicazioni, una mutilazione.
Ma di nuovo, quale sarà la parte del mentale, il messaggio che la mente invia in queste circostanze al sistema immunitario, viaggiando attraverso i neurotrasmettitori per raggiungere i suoi neurorecettori?
Quale sarà l’immagine che la mente sviluppa di se stessi quando una persona soffre, si ammala, si vede incapace di ribellarsi ai soprusi?
Le persone affette da patologie autoimmuni mostrano una risposta insufficiente: a livello mentale, agli stress della vita – come se non avessero un sufficiente interesse per il proprio sé (come spesso in Centaury). Sembra sia questo a rendere inadatte le loro risposte emotive.

Un’ipotesi interessante è che l’attività neurale superiore (il pensiero), che di solito si associa ai processi emotivi, non intervenga. Sembra che qualcosa abbia agito da trauma e che le emozioni restino come intrappolate nel sistema limbico, dove l’ipotalamo è direttamente connesso con i sistemi autonomo, endocrino e immunitario.
Questo significa che sembra che la mente si sia come distaccata dall’emozionale, che non riesca a decodificare, e quindi a integrare, le emozioni nel proprio sistema, dove deve essere presente anche l’aspetto cognitivo: il corpo viene come abbandonato a elaborare solo emotivamente informazioni che sarebbe meglio affrontare anche con gli strumenti del mentale (come, per esempio, in Aspen e in Rock Rose).
Il processo descritto è quello del trauma, un evento emotivo eccessivo per cui il mentale non è pronto, e che quindi resta circuitato nel solo emozionale (vedi Star of Bethtlehem).
Anche nelle malattie autoimmuni sembra interrotta questa comunicazione tra il mentale e l’emozionale.

Floriterapia: qui risalta la grandezza dei Fiori di Bach:
Bach ci dice infatti che la chiave della malattia è dietro un errore emozionale
.

In Floriterapia si considera l’errore emozionale la chiave del processo che ha portato alla malattia. E l’azione dei fiori di Bach è esattamente quella di “ridare contorno” alle emozioni, rendendole di nuovo accessibili al mentale.
Le emozioni che prima risultavano oscure si chiariscono (pensiamo a Impatiens, che capisce come di colpo di essere ingiusto con gli altri). La coscienza inizia a essere raggiunta da input che chiariscono situazioni ambigue: è un processo lento, che porta alla ricostruzione, e quindi al riconoscimento, esattamente del proprio sé – quello di cui sembrava perduta la memoria.
I fiori sono stimolazioni energetiche, sembra sollecitino direttamente l’inconscio, permettendo spesso la chiarezza al mentale. E sappiamo che i problemi emozionali nascono da qualche blocco che interferisce, da anni, con i naturali processi di regolazione all’interno dell’inconscio.

Floriterapia: le maggiori attitudini emotive che allontanano dal proprio sé

Fiori di Bach per la Fragilità
Fiori di Bach per l’Insicurezza
Fiori di Bach per la Rigidità 

In nessuno dei fiori che avete trovato menzionati in questi elenchi (come, per esempio Mimulus e Walnut per la fragilità; Cerato e Larch per l’insicurezza; Gentian e Honeysuckle per la rigidità), c’è qualcosa di alieno dall’essere umani. Affermazione e fragilità, sogno e razionalità, paura, l’autonomia e la stessa dipendenza, fanno parte di un essere complesso, dotato di aspetti istintuali, emotivi e razionali dell’essere umano.
Il problema è sempre quello di una mancanza di equilibrio, troppo di questo o troppo di quello, senza concordanza ma in un conflitto, spesso inconscio (pensiamo alle paure di Mimulus, la procrastinazione di Walnut, le insicurezze di un fiore fragile come Cerato, a quelle di Larch, che se ne vergona. Pensiamo a come Gentian si è irrigidito di fronte alle sue sconfitte, di come Honeysuckle sia evaso nel sogno – è tutto estremamente umano).

I fiori di Bach possono ristabilire l’equilibrio mancante, aspetto fondamentale per contrastare le patologie autoimmuni, dove non possiamo stimolare direttamente il sistema immunitario, la cui aggressività è diventata pericolosa, né tanto meno deprimerlo, per non disorientarlo ancora di più.

Il lavoro che possiamo fare attraverso i fiori di Bach è quello di fornire finalmente al nostro sistema immunitario il nostro sé, almeno psicologicamente ben definito dal non-sé. Un semplice “essere se stessi”.

Ma cosa vuol dire “essere se stessi”?
Vuol dire dare la giusta risposta agli eventi, interni ed esterni: arrivare a distinguere tra bisogno e desiderio, proprio e altrui, a dar loro il giusto ascolto e valore.
Sembra un concetto astratto, ma questo solo perché si tratta di uno stato di essere, quindi non ben definibile a parole, che si può riassumere forse con il sentimento che:

“Se stessi è una buona compagnia quando si sta da soli,
ma con cui si può stare altrettanto bene nel mondo e con gli altri”.

Questo stato, che non possiamo meglio definire, è però qualcosa che, appena lo abbiamo trovato, lo riconosciamo: è lui, non ci possono essere dubbi – è fuori dal conflitto, dai condizionamenti. E’ lì dove i nostri compromessi sono minimi, accettati e decisi lucidamente per senso dalla realtà, non perché abbiamo paura o ci sentiamo insufficienti, o perché non abbiamo alcuna stima di noi stessi (Questo stao corrisponde, con le diverse caratteristiche, allo stato positivo dei 38 fiori di Bach).

Il sé si fa riconoscere dal sentimento che si stanno recuperando radici lontane, che un tempo ci appartenevano, di quando si venne al mondo emozionalmente ben orientati.
In floriterapia i fiori di Bach non “creano” il sé, ma permettono di raggiungerlo sgomberando la strada dai blocchi che lentamente, nel tempo, l’hanno ostruita.

E’ ormai dimostrato che la secrezione di adrenocorticosteroidi, indotta dallo stress, provoca con il tempo, o in modo traumatico, la neutralizzazione del naturale sistema di sorveglianza immunologica. Questo abbassamento sarà maggiore verso gli agenti patogeni già presenti nel corpo (esempio: vari virus e batteri, cause delle formazioni cancerogene) che non verso quelli con cui si venga in contatto dall’esterno.

L’azione dei fiori di Bach. I neurotrasmettitori (detti anche mediatori chimici) sono sostanze utilizzate da una cellula nervosa per eccitarne un’altra, che ne riceve il messaggio attraverso i propri neurorecettori. Se già sapevamo che la mente, attraverso i neurotrasmettitori, regola sia il sistema endocrino che quello autonomo, ora sappiamo che esiste anche un itinerario analogo per il sistema immunitario, che probabilmente anch’esso è bidirezionale. La scoperta che i linfociti sono portatori di recettori per gli ormoni del sistema endocrino e per i neurotrasmettitori del sistema nervoso autonomo, significa che tutti i messaggi che provengono dal mentale, che li elabora insieme all’emozionale, possono essere comunicati anche al sistema immunitario, esattamente come già sappiamo che vengono comunicati al sistema autonomo e a quello endocrino. Quindi i tre sistemi – autonomo, endocrino, immunitario – sono tutti e tre connessi direttamente con il sistema nervoso centrale: ne sono modulati e possono anche modulare reciprocamente l’uno l’attività dell’altro.

Il sistema limbico è un complesso sistema di connessioni che riceve informazioni dalle aree olfattive e da quelle sensoriali della corteccia, nonché dall’ipotalamo. A sua volta invia informazioni a diverse aree corticali, e di nuovo all’ipotalamo. Nel sistema limbico l’informazione nervosa viaggia entro un circuito riverberante che si ritiene costituisca la base neurale del comportamento e dell’esperienza emotivi.

Vedi Termine Patologia su Wikipedia